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La filiera dell’Automotive in Italia rappresenta un asset strategico industriale e della mobilità sia in termini occupazionali – Anfia infatti stima, tra lavoratori e lavoratrici diretti, della componentistica e dell’indotto oltre 200 mila addetti – sia per innovazione, know-how, ricerca, impatto delle transizioni digitali, ambientali, energetiche.
Le aziende operanti nella componentistica automotive che applicano uno dei contratti collettivi nazionali di lavoro (Gomma plastica industria in prevalenza, Gomma plastica Confapi, Chimico, Vetro, SMI e Pelli e cuoio) afferenti a FILCTEM – FEMCA – UILTEC occupano circa 45mila lavoratori operanti in tutta Italia, con una forte vocazione in Piemonte, Lombardia, Abruzzo e Campania.
Negli ultimi anni è progressivamente emersa una marcata differenza tra chi produce in mono committenza, o in prevalenza, per Stellantis e chi produce per gli altri marchi automobilistici. Le prime aziende versano in una condizione ormai drammatica per un utilizzo massiccio di ammortizzatori sociali, in alcuni casi in esaurimento, riduzione di volumi e personale, visibilità sempre più limitata, spostamento di produzioni all’estero, non più esclusivamente in Polonia, Repubblica Ceca e Romania, ma di recente in Marocco e Tunisia; le seconde caratterizzate ancora da un buon livello di investimenti in tecnologia, innovazione, digitalizzazione, ricerca nei materiali e nella riduzione dell’impatto ambientale – pur con alcuni elementi preoccupanti come gli annunci di Volkswagen e Audi degli ultimi giorni riferiti alla chiusura di stabilimenti produttivi in Germania -. Questo comporta velocità, priorità e prospettive completamente diverse da un punto di vista occupazionale, industriale, di gestione delle transizioni e territoriale.
In questo contesto i Segretari Generali Marco Falcinelli, Nora Garofalo, Daniela Piras sottolineano una fortissima preoccupazione per il futuro industriale ed occupazionale del settore, a partire da alcune situazioni aziendali già compromesse: “Esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori, alle RSU e alle Strutture territoriali di FILCTEM – FEMCA -UILTEC degli stabilimenti Cooper Standard di Battipaglia (Sa) e della SFC Solutions di Ciriè (To) che in queste ore stanno lottando con scioperi e presidi per difendere il proprio futuro occupazionale e familiare”.
Due le ultime vertenze della componentistica automotive. L’ennesima crisi produttiva nella piana del Sele, e in particolare a Battipaglia (SA), dove l’azienda Cooper Standard Automotive che produce componenti per Stellantis, sistemi di tenuta in gomma, sta attraversando un momento critico per cui è in corso da parte dei 500 lavoratori uno sciopero con il blocco totale a tempo indeterminato delle produzioni. Il 21 ottobre si esauriranno tutti gli ammortizzatori sociali previsti dalla legge e, a causa della ulteriore riduzione delle commesse da parte di Stellantis che sposta volumi verso gli stabilimenti serbi e della Repubblica Ceca, è previsto un esubero di circa 100 lavoratori. Avviata la cassa integrazione anche alla SFC Solutions di Ciriè che produce guarnizioni in gomma per gli abitacoli di automobili, furgoni, camion e trattori per Stellantis, Volkswagen e altri produttori. I 317 lavoratori e lavoratrici dell’azienda hanno scioperato ed effettuato un presidio per richiamare l’attenzione delle Istituzioni e della cittadinanza sulla grave crisi che da alcuni mesi sta colpendo lo stabilimento, a causa degli scarsi volumi produttivi e degli investimenti.
Concludono Falcinelli, Garofalo, Piras:“Le nostre Federazioni, a ogni livello, continueranno a sostenere tutte le iniziative di mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori a rischio occupazionale e che stanno subendo una forte riduzione del proprio reddito, a causa dell’utilizzo dei diversi ammortizzatori sociali. Rafforzeremo l’interlocuzione e le sinergie con Aziende, Associazioni datoriali, Istituzioni per costruire e proporre al Governo soluzioni che possano garantire una continuità delle politiche industriali in questo importante settore, e più in generale al nostro Paese, e garantire un futuro occupazionale a fronte delle importanti transizioni in corso a livello globale”.
“Eurostat ha recentemente attestato che nonostante il nostro Paese recuperi sul fronte occupazionale, nel 2023 si è registrata una crescita del divario fra le famiglie italiane e quelle dell’Area Ue determinata dal caro prezzi e tariffe. Un tema che conferma la preoccupazione più volte palesata dalla Cisl che da tempo sollecita scelte condivise sul fronte della tutela del potere di acquisto di retribuzioni e pensioni”. E’ quanto sottolinea il segretario confederale della Cisl, Ignazio Ganga.
“Questo tema ripropone la necessità di un esame della congiuntura fra governo e sindacato tesa a conseguire la sottoscrizione di un nuovo “Patto di politica dei redditi” con l’obiettivo di calmierare prezzi e tariffe anche ricercando soluzioni utili che dovranno trovare, possibilmente, un punto di approdo nella prossima manovra economica. Per la Cisl la tutela del potere di acquisto delle famiglie dovrà poter prevedere la messa in campo di strumenti tesi ad arginare la speculazione che insiste nel carrello della spesa da associare necessariamente al rinnovo tempestivo dei contrati pubblici e privati scaduti, non abbassando la guardia sul versante dell’adeguamento delle pensioni al costo della vita. Tutto ciò si rende necessario anche allo scopo di evitare contraccolpi sulla crescita economica del Paese che, perdurando tale situazione, potrebbe ingenerare elementi di criticità sul fronte dei consumi. Come più volte affermato, secondo la Cisl per restituire potere di acquisto ai redditi (in particolare quelli più bassi) sarebbe necessario un intervento a “ventaglio” che agisca su più variabili fra cui prezzi, tariffe, carburanti, affitti, fisco nazionale e locale, tutti aspetti che incidono in modo significativo sul potere di acquisto di lavoratori e pensionati” .