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CRESCITA - Fumarola: "Europa unita significa capacità di investimento comune e salto di qualità nell’autonomia industriale"
«Le istituzioni costruite nel dopoguerra non riescono più a prevenire i conflitti, a governare le grandi transizioni, a dare risposte rapide alle crisi. Difenderle non vuol dire fingere che funzionino sempre e comunque. Significa riformarle, restituire loro capacità di decisione e costruire cooperazioni più strette tra Paesi che condividono valori, interessi e responsabilità. Per noi la pace rimane l’obiettivo prioritario.
Ma un pacifismo che confonde la pace con l’impotenza rischia di consegnare ai più forti la possibilità di decidere per tutti gli altri». Lo ha sottolineato la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, concludendo oggi pomeriggio a Roma il Consiglio Generale della Filca Cisl, aperto dalla relazione del segretario generale Ottavio De Luca e arricchito dall’intervento del giornalista Federico Rampini sulle sfide globali, la geoeconomia e una nuova cultura della crescita.
«Europa unita deve significare qualcosa di concreto: maggiore integrazione politica, capacità di investimento comune, salto di qualità nell’autonomia industriale, tecnologica e energetica, una politica estera più coerente e una capacità comune di sicurezza e difesa. Anche procedendo, dove l’unanimità ci blocca, attraverso cooperazioni rafforzate tra i Paesi disponibili ad andare più avanti, senza perdere di vista l’obiettivo di un’Unione sempre più politicamente integrata», ha aggiunto la leader Cisl.
«Non condividiamo l’idea di mettere meccanicamente in competizione ogni euro destinato alla sicurezza con un euro per la sanità, la scuola o il lavoro. Ma c’è una condizione che per noi è irrinunciabile: ogni investimento pubblico nelle filiere strategiche deve portare con sé precise responsabilità sociali.
Buona contrattazione, qualità dell’occupazione, formazione, salute e sicurezza, rispetto dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni più rappresentative lungo le filiere e negli appalti: è questa la nostra idea di autonomia strategica. Non soltanto capacità di difendersi, ma capacità di produrre, innovare e restare socialmente coesi», ha sottolineato ancora Fumarola.
«Dobbiamo uscire dall’idea delle infrastrutture come semplice sommatoria di opere e tornare a considerarle dentro una strategia nazionale. Vale per le grandi connessioni e vale altrettanto per la manutenzione del territorio, le reti idriche, la rigenerazione urbana, la sicurezza delle scuole e degli ospedali, la casa.
Il settore delle costruzioni, su questo fronte, ha una grande responsabilità: abbiamo bisogno di investimenti, certo, ma abbiamo bisogno contemporaneamente di imprese qualificate, competenze, legalità, buona contrattazione e standard di sicurezza che non possano essere sacrificati alla fretta», ha affermayo Fumarola.
«È sicurezza anche avere salari che consentono di vivere, un welfare che protegge, una casa accessibile, una formazione che permette di non essere espulsi dal cambiamento. Il pilastro sociale europeo non è un lusso che possiamo permetterci quando il mondo è tranquillo. È parte della nostra capacità di resistere quando il mondo diventa più duro» ha concluso la numero uno Cisl.
«Accogliamo con favore la scelta di Eni e di Ip di mettere un tetto al prezzo dei carburanti. È un atto di responsabilità verso famiglie e lavoratori e va nella direzione indicata dalla Cisl». Lo dichiara la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola. «Bene hanno fatto il governo e la presidente Meloni a sollecitare le compagnie. Gli impegni volontari, però, a regime coprono meno di quattro distributori su dieci, sono a termine e possono essere rivisti in qualsiasi momento. Serve una norma stabile che faccia scattare in automatico un tetto dinamico, uguale per tutti gli operatori, quando i prezzi alla pompa salgono oltre quanto giustificano le quotazioni internazionali. Il limite deve agire sui margini che si formano a monte, senza scaricarne il costo sui gestori, che lavorano con pochi centesimi al litro- aggiunge la leader Cisl. « Belgio e Lussemburgo hanno da anni un prezzo massimo legato alle quotazioni e la Germania punta a introdurre un tetto entro gennaio: l’Italia può arrivarci prima. Il contributo europeo di solidarietà sui superprofitti va riattivato e destinato a chi è più colpito, ma interviene quando il rincaro è già stato pagato. Il tetto lo ferma alla fonte. Va poi introdotto un principio redistributivo: almeno una parte dell’extragettito Iva deve finanziare sostegni al reddito per le famiglie meno abbienti, che spesso l’auto non ce l’hanno e non vedono né lo sconto sulle accise né l’esenzione dal bollo. Infine, governo e parti sociali devono costruire insieme, già nella prossima legge di bilancio, una politica espansiva dei redditi: contratti rinnovati alla scadenza, un fisco più leggero su lavoro e pensioni, l’indicizzazione piena degli assegni pensionistici. È così che si difende il potere d’acquisto di lavoratori e pensionati», conclude la leader Cisl.
«Il Paese e l'Europa hanno bisogno di acciaio buono e pulito, e in Italia l'acciaio di qualità si produce nelle quantità necessarie solo se l'ex Ilva resta viva. Spegnere l'area a caldo è una decisione irreversibile: dopo, non si torna indietro, il disastro ambientale resta lì dov'è e a quello si aggiunge la bomba sociale. Bisogna disinnescare questo rischio, dare garanzie sulla produzione e sulla salvaguardia di tutta l'occupazione diretta e dell'indotto. lo Stato deve avere un ruolo attivo, sia in termini di investimenti, sia nella costruzione di una regia che impedisca lo stop alla produzione primaria". Così la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, in occasione dell'incontro di oggi a Palazzo Chigi, intervenendo a margine di un seminario Fim Cisl ad Amelia.
"Prima ancora però bisogna bloccare le procedure di licenziamento avviate dalle aziende dell'indotto. Rinunciare all'acciaio è una scelta industriale suicida. Le catene del valore si accorciano e si regionalizzano: l'Italia e l'Europa non possono rinunciare all'autonomia strategica sulla siderurgia. Vanno poste le condizioni per produrre acciaio pulito, come viene fatto in tutto il mondo: investimenti veri su forni elettrici, decarbonizzazione e preridotto, bonifiche che partano davvero, continuità di reddito per diretti, appalto e indotto, scouting di qualità per i possibili acquirenti. Oggi a Roma non si discute di uno stabilimento, si decide se l'Italia vuole ancora produrre acciaio nel mondo che cambia».
Si è conclusa venerdì scorso, al Ministero del Lavoro, la trattativa sulla procedura di riduzione del personale avviata da SICOR lo scorso giugno. “L’intesa raggiunta tra Azienda, organizzazioni sindacali e RSU – spiegano Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil -, esclude il ricorso a licenziamenti unilaterali: gli esuberi saranno gestiti esclusivamente attraverso adesioni volontarie al piano incentivato e ricollocazioni interne”.
“Il numero di adesioni raccolte consente di coprire integralmente gli esuberi dichiarati – proseguono -. Nel dettaglio, sono previste 29 uscite volontarie nello stabilimento di Rho, 25 a Santhià e 2 a Caronno, dove sono inoltre previste due ricollocazioni presso il sito di Santhià. L’accordo interviene anche su alcuni aspetti economici e contrattuali, limitando il possibile assorbimento degli aumenti previsti dal CCNL nei superminimi individuali e preservando il Premio di Partecipazione”.
“La vertenza relativa allo stabilimento di Villanterio resta invece aperta – fanno presente i tre Sindacati -. Il sito, escluso dalla procedura di riduzione del personale, sarà al centro di un incontro convocato per il 30 settembre presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’obiettivo è individuare una soluzione industriale in grado di garantire continuità produttiva e occupazionale, anche alla luce delle manifestazioni di interesse già pervenute. L’intesa chiude una fase di confronto durata diversi mesi, accompagnata da uno stato di agitazione e quattro giornate di sciopero” concludono.