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Né ottimisti né pessimisti: gli adolescenti lombardi guardano al futuro con pragmatismo

Il 24% ha idee chiare sul domani, 3 su 4 sono soddisfatti di loro stessi. Poca la fiducia nelle istituzioni. Indagine della Diocesi.

La maggioranza degli adolescenti lombardi guarda al futuro con pragmatismo. Sa di vivere in un mondo complesso, che apre tante strade non sempre facilmente praticabili. Ma è anche consapevole di poter far affidamento su genitori, amici e partner. Questo atteggiamento realista comporta però anche una visione schiacciata sul “qui ed ora” che responsabilizza e appesantisce e fa rinunciare ai grandi slanci e ideali. 

Questo il ritratto che emerge dall’indagine realizzata da Ipsos e dagli Oratori delle Diocesi Lombarde, dal titolo “Assetati di domani? Gli adolescenti lombardi e la domanda di futuro”, decimo volume di una collana di studi “Sguardi di Odl”, presentato in Curia a Milano.

Secondo la ricerca, i “pro-attivi” - cioè coloro che hanno idee chiare sul loro futuro sul quale investono – sono il 24%: sono in genere universitari e liceali, vivono in famiglie di ceto elevato o medio-benestante, sono cattolici e soddisfatti di loro stessi, vivono nei comuni capoluogo di provincia.

I più pessimisti, i cosiddetti “spaventati-sfiduciati” cioè coloro che sono talmente preoccupati per il loro futuro da rinunciare a priori ad ogni investimento, sono il 14%. A questo gruppo appartengono i giovanissimi che frequentano le medie, figli unici, con pochi o nessun amico, i figli di genitori separati, con pochi o nessun amico, vivono in famiglie economicamente fragili.

Il diverso atteggiamento nei confronti del futuro si traduce anche in una diversa esposizione a comportamenti devianti: più marcata tra gli “spaventati, sfiduciati” (indice di trasgressione pari a 41 tra o e 100 punti), rispetto che tra i pro attivi (25 punti).

In questo contesto assume dunque un ruolo sempre più centrale la famiglia. In particolare la figura materna. Tra l’80 e il 90% degli intervistati dichiara di avere molta fiducia nella propria madre.

Al contrario la fiducia riposta dai ragazzi nelle istituzioni è piuttosto limitata. Sebbene il 69% degli adolescenti descriva il proprio rapporto con gli insegnanti come “abbastanza positivo” e il 16% “molto positivo”, gli insegnanti sono spesso criticati per essere demotivati, inclini a pregiudizi, disinteressati alla vita dei ragazzi.

Anche la Chiesa non sembra essere in grado di intercettare e rispondere al meglio ai bisogni dei ragazzi. Il 31% degli intervistati dice che la Chiesa non è interessata ad ascoltarli, mentre il 39% dichiara che li ascolta, ma solo per imporre regole non richieste. Solo l’1% degli adolescenti indica come figura di riferimento il parroco, o l’educatore dell’oratorio, o un’altra figura religiosa, percentuale che sale al 3% tra i cattolici impegnati. 

In generale gli adolescenti hanno uno sguardo più ottimista dei loro genitori. Tre adolescenti su quattro sono soddisfatti di loro stessi. Il 70% gradisce il proprio aspetto fisico.

«Nella ricerca prevalgono più le luci – ha sottolineato Nando Pagnoncelli, amministratore delegato Ipsos Italia -. I ragazzi hanno uno sguardo abbastanza limpido e positivo nei confronti del mondo, in genere migliore rispetto a quello degli adulti. Investono sui valori della famiglia, dell’amicizia, credono nella pace. Considerano invece meno importanti l’impegno diretto sia sociale e che politico. Le figure di riferimento sono la mamma, in secondo luogo gli amici, solo in fondo alla classifica troviamo il padre. La mamma è una figura olistica, sia accudente che normativa, è come se avesse preso lo spazio del padre. Il papà resta, comunque una figura investita di valore positivo perché è la persona che si impegna, che ha senso del dovere, ma non è la prima persona cui ci si rivolge se si ha bisogno. Rispetto al futuro mancano i grandi sogni e i grandi slanci».

«I ragazzi cerano tante relazioni e devono essere conviti di quello che fanno ma spesso fanno fatica a capire le ragioni per cui vale la pena spendersi. Ciò dipende dal passaggio da una cultura prevalentemente integrativo-direttiva ad una spontaneo-affettiva, un mutamento che le istituzioni e le agenzie educative, quindi la Chiesa, deve tenere presente se intende mantenere viva la sua proposta di verità», ha sottolineato mons. Maurizio Gervasoni, vescovo di Vigevano e vescovo delegato CEL per la Pastorale giovanile regionale (ODL).

L’indagine è stata realizzata intervistando, tramite colloqui personali e domiciliari, un campione statisticamente significativo di 608 famiglie lombarde con figli di età compresa tra i 14 e i 19 anni. 


 

19/05/2017
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