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Il sindacato inquilini della Cisl: "Altri alloggi pubblici verso la valorizzazione mentre crescono le liste d'attesa per le case popolari".
La Giunta comunale di Milano, con la Deliberazione n. 1225 del 28 settembre 2026, ha avviato il percorso di costituzione di una "Società della Casa" insieme a MM S.p.A. Il passaggio che più preoccupa il SICET Milano è quello in cui si stabilisce che la società potrà ricevere in conferimento immobili del Comune, a seguito dei passaggi autorizzativi previsti dalla LR 16/2016.
Tradotto: alloggi e interi stabili che oggi sono “case popolari” (SAP) verrebbero trasformati in alloggi a canone calmierato destinati a inquilini con redditi superiori con maggiori garanzie e disponibilità economiche. Rileggendo le precedenti delibere i primi stabili ad essere interessati potrebbero essere gli edifici storici di via Jacopino da Tradate in zona Mac Mahon e quelli di viale Lombardia nel quartiere di via Padova.
Il quadro è quello di una riduzione della risposta pubblica all'emergenza abitativa, in linea con l'indirizzo di valorizzazione del patrimonio attuato da Regione Lombardia e ALER Milano.
Il Comune giustifica l'operazione con il bisogno dei lavoratori a reddito medio. Ma il ceto medio impoverito, chi guadagna 1.500 euro al mese, oggi è in lista d'attesa per un alloggio SAP. Non sarà certo lui il destinatario di queste valorizzazioni, che prevedono assegnazioni per chi ha un ISEE fino a 40.000 euro. Si tolgono case a chi è già in coda per darle a chi ha più risorse.
I numeri parlano chiaro: nel 2025 a fronte di 17.300 domande di casa popolare sono stati assegnati meno di mille alloggi. Ogni casa che esce dal circuito SAP è una famiglia che resta in lista.
Il Sicet non è contrario a nuove case a canone accessibile né all'acquisto pubblico di edifici. Ma non si può ampliare l'offerta per una fascia riducendo quella per chi sta in emergenza.